mercoledì 18 Settembre 2019
ore 21:00

Teramo


Piazza Cellini

Teatro Comunale di Teramo

Tutto scorre



18 Settembre ore 21.00
Teatro Comunale di Teramo

Tutto scorre
di Massimo Sgorbani
con Odette Piscitelli Leoni e Daniele Ciglia
Scenografia di Renato Pilogallo
light designer Roberto Chiodi
produzione Florian Metateatro Centro di Produzione Teatrale

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Biglietteria 10€ intero | 8€ ridotto per under 18 ed over 65

In un giorno qualunque, in corrispondenza di una curva di un’autostrada qualunque, accade una fatalità, a detta di tutti: è dalla descrizione dell’ evento che parte l’ antefatto narrato in tempo reale dalla protagonista della nostra storia, la guardiana dei bagni di un autogrill. A noi narra lo scontro fortissimo, l’incidente che ha causato la morte di un uomo che tutti sembrano aver visto e ricordare, ma che in realtà solo lei conosce benissimo: è il suo Pantarei, l’ uomo dagli occhi enormi dentro i quali trovò l’ amore. Già sa che andrà a vedere il punto preciso in cui è morto l’ autista e già sa, che proprio in quel punto, si alzerà la gonna e farà scorrere la pipì, lei, la “deficiente mezza muta e mezza” … E’ una storia di soprusi la sua, di violenze, di abbandoni, a cominciare da quello della madre, da lei solo menzionata, per poi passare alla scoperta del papà, uomo che insieme agli altri “importanti” che la riguardano, troverà spazio nella pièce e avrà con lei strani scambi dialogici, parlando con un fraseggio astratto, ritmato, da filastrocca, lui, il normale… In seguito il principe gentile l’ abbandonerà per l’occasione della vita in un altro paese e con un ‘ “altrachelatra”, il figlio in pancia non le gonfierà il ventre a “ mandar via la morte” e lei potrà andare sul ciglio della strada a fare ciò che non sta bene ma che tutti i bravi papà si lasciano fare con l’ unico scopo di realizzarsi: comprarla. Fino a che, il cliente non pretenzioso, riesce a farle avere il lavoro che desidera da sempre, da quando, bambina, vide la signora nei bagni delle donne che le regalò l’ immortalità in cambio di un soldo. Ora c’è lei a dare immortalità, a liberare dalla schiavitù le sue amiche “piscione” . L’ ultima che ha salvato oggi , facendola slittare e girare senza frenare, è proprio la macchina azzurra di Pantarei. Il cerchio si chiude, si torna al presente, la rabbia continua, la fata la chiama: Enuresi…

Vado a rileggere cosa mi ha scritto Massimo Sgorbani in risposta al mio “ perché?”. E lui mi parla di FIABA, come tentativo di trasfigurare la propria vita senza mai riuscire a occultarne il dolore. E in ciò trovo la risposta anche al mio perché, alla necessità di dar vita a questo testo : tutti, nel quotidiano, prediligiamo il sonno alla veglia, il non vedere al capire. La violenza agita nel mondo di “ Tutto scorre” è semplicemente osservata dall’ interno dei pensieri, è sicuramente esasperata, compattata, ma non lontana da ciò che nell’ arco di una vita noi subiamo e agiamo, forse non con le stesse parole né con le azioni ma sicuramente come reazione al male che inevitabilmente si incontra. Ciò che ci sconvolge o ci turba, per sopravvivere, lo alteriamo, lo narriamo a noi stessi come fosse una favola, come fosse un sogno, e con l’ immagine che scorre davanti a noi ci addormentiamo, concedendo al corpo di trovare pace momentanea. La nostra guardiana si abbandona con la pipì , sprofonda in un’ intima pozzanghera che le consente di non essere più schiava, si fa invisibile prostituta che illumina la vita degli uomini dei quali non conosce nulla se non ritornelli cadenzati di rabbia e convenzioni ma, sorpresa delle sorprese, lei non ha più paura: è così in alto, così altrove, così distante… Ecco perché, anche la scenografia, non soltanto sarà verosimile e descrittiva: certo, dovranno esserci il water e il banchetto di scuola ma già vedo, inquietanti e divertenti, il volante-sole, il cambio-fallo, il muro- piscione… Tutto, in “ Tutto scorre” ( mi si perdoni il gioco di parole) è l ‘ evocazione di un ‘ unica mente, quella della protagonista, grazie alla quale tutto prende vita, si anima, salvandola dal sentire i pensieri che potrebbero attraversarla se accettasse di vedere la realtà così com’ è, la crudeltà di fari di auto che sfrecciano abbandonandola, di esseri umani sempre di spalle perché assenti, in quel “ non luogo”, in quella “ qualche parte” che, pur affannandosi a raggiungere , confermerebbe l’ impossibilità: nascosti dietro oggetti e persone non esiste salvezza, e le pozzanghere di liquidi resistono anche passando infiniti stracci. Massimo Sgorbani agisce compassione con le sue drammaturgie ed è per questo, che non si può non sentire, dietro l’ apparente volgarità delle parole usate, una grande poesia, una luce, la bellezza della sofferenza che implora di essere perdonata. Tutti potremmo definirci responsabili, nel quotidiano, di atti di omissione, tradimento, violenza, fino all’ omicidio: ogni volta che non ascoltiamo, che prevarichiamo, che usiamo un essere umano come un oggetto, in realtà diventiamo assassini della nostra e sua anima; non abbiamo il coraggio di confessarlo a noi stessi ma, esistesse un Dio, nessuno di noi sarebbe assolto , nemmeno la fata- guardiana colpevole della preghiera costante per la morte del padre ( ma chi di noi non si trascina negli abissi del cuore istanti di desideri inconfessabili, patologici? chi non ha un segreto cimitero di nemici e amici? Sta a noi salvarci da melodie di morte, risalire a galla dal buio inconscio…) Perché, strano a dirsi, l’ amore che scivola anche tra le parole di astio di “ Tutto scorre” e che ci sbatte in faccia, è proprio vero, è proprio compassione per la nostra misera condizione di vittime e carnefici, e ciò che sussurrano o gridano gli uomini, quello “ scusami sai “, non può non essere ascoltato, perché hanno visi stropicciati , guance cascanti e occhi esageratamente grandi a fingere ciò che non c’è perché è altrove, su una stella, quella stella che immaginiamo sin da bambini mentre andiamo con mamma e papà in vacanza in quella macchina dai vetri che non si spaccano e dietro ai quali regaliamo l’ immortalità agli esseri umani e alle auto che passano. I bambini sanno, sono già genitori dei loro silenzi, e sanno perdonare… perché c’ è Enuresi…

Tutto scorre

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